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NEURINOX: SCOPERTA LA PROTEINA ALLA BASE DELLA SLA, EPILESSIA E SCLEROSI MULTIPLA

In questi giorni Torino è polo di grande interesse per i mass media, poichè dal 23 al 25 Settembre 2015 si tiene nella città il Simposio Finale di NEURINOX. Si tratta di un progetto del 7° Programma Quadro della Comunità Europea dedicato ai meccanismi ed ai nuovi trattamenti della neurodegenerazione e focalizzato su sclerosi laterale amiotrofica (SLA), epilessia e sclerosi multipla.

Importanti protagonisti di NEURINOX risultano essere diversi centri di ricerca, tra cui compaiono, oltre al Centro Regionale Esperto per la SLA di Torino, centri di ricerca scientifica con sede in Svezia, Svizzera, Germania, Francia e Australia.

Il convegno è incentrato sui risultati scientifici ottenuti da tale progetto, durato 5 anni, che solo a Torino ha coinvolto 30 pazienti affetti da Sla e 70 affetti da polineuropatie, confrontati con 130 persone sane, e che ha portato significative novità. Gli studi condotti hanno, infatti, rivelato il meccanismo regolatorio fondamentale di neuro-ossidazione (Nox2) nel processo patologico di malattie quali la SLA, l'epilessia e la sclerosi multipla. Nox2 è una proteina presente nel nostro organismo e alterando la sua attività enzimatica provochiamo uno squilibrio nella produzione dei radicali dell’ossigeno, molecole dell’attività ossidativa particolarmente aggressive nei confronti dei neuroni. La SLA, la sclerosi multipla, l’epilessia e le polineuropatie infiammatorie sono dovute, come affermano i ricercatori, ad un'attività non corretta di questo enzima.

A tal proposito Adriano Chiò, responsabile del Centro regionale, esperto per la SLA della Città della Salute di Torino e a capo del team che ha lavorato sulla parte dello studio attinente la SLA e lE polineuropatie degenerative, afferma: “Abbiamo scoperto che se varia l’attività di questo enzima, che produce ossigeno ossidante, cambia anche il livello di gravità della malattia. Nella SLA, ad esempio, se l’attività dell’enzima è bassa, il pazienta sta meglio. Nelle polineuropatie infiammatorie, invece, il paziente sta meglio se l’attività dell’enzima è alta. Un meccanismo opposto dunque”.

Concludendo, appare evidente come questo progetto apra nuove strade; sicuramente sarà necessario prevedere altri anni di ricerca per trovare un modo che permetta di mantenere i livelli dell'attività enzimatica costanti, ma la meta sembra essere meno distante.

La fonte: Repubblica

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